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Quale bicchiere per il mio vino?

LaViPe, da Conegliano a Valdobbiadene passione integrale per il Prosecco

 

Passione. Tutti ce l’hanno, molti ne parlano, alcuni la esprimono, altri la reprimono, ma chi l’ha mai vista? Chi mi dice di che forma è la passione? Non ha peso né misure, non ha forma né colore, sarà, poi, così vero? Io una cosa l’ho scoperta e ve la confido. La passione è birichina, non riesce a stare ferma e se gioca a nascondino viene smascherata subito. Si esprime attraverso lo sguardo profondo di chi la sta vivendo, esce furtiva e ti rapisce, in un lampo. Mi rapisce. Sono appassionata di passione! In qualunque sguardo faccia capolino io la seguo, la inseguo, mi ci tuffo! E’ nato così l’incontro con i ragazzi del LaViPe, da un lampo di passione e da un inseguimento. Marco Lucchetta, titolare insieme alla famiglia dell’azienda agricola Marcello Lucchetta, a Conegliano, durante una degustazione a Vino in Villa ha iniziato a raccontarmi di un progetto nato pochi anni fa e portato avanti con altri amici produttori, Umberto Marchiori e Desiderio Bisol, e un tecnico agronomo del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Filippo Taglietti. Progetto interessante, il LaViPe, ma, probabilmente, non lo avrei ritenuto un argomento tanto importante se non avessi visto la scintilla negli occhi di Marco. C’erano una tale frenesia e bramosia nel raccontarmi di questa idea che ha preso forma, che non ho potuto fare a meno di intervistare tutti come si deve. Una reporter enogastronomica di tutto rispetto le interviste dove le fa? A tavola, qualcuno aveva dubbi? Ci siamo incontrati davanti al consorzio e siamo andati a pranzo all’Antica Osteria di Via Brandolini, locale storico in centro a Solighetto (TV), molto accogliente e con una buona cucina locale. Nell’arco del pranzo sono riuscita a fare domande, prendere appunti sulla mia adorata moleskine, mangiare e parlare senza boccone in bocca, scattare fotografie, ascoltare le parole che rimbalzavano da una parte all’altra del tavolo, e tutto questo senza infilare la penna nelle patate e la forchetta nell’agenda. Sto facendo progressi!
Desiderio Bisol, enologo della conosciuta azienda di famiglia, è stato l’ideatore del LaViPe, quando era consigliere all’interno del Consorzio. Così inizia il suo racconto: “Il Prosecco è sempre stato conosciuto per la tecnologia, la capacità enologica, ma chi abita a Valdobbiadene ha un grande lavoro da svolgere, per fare la differenza, per produrre qualità. Questo avviene se si punta alla parte viticola. Ho chiesto agli altri cosa ne pensassero e…

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Appassionata di passione!

Riflessioni post Vino in Villa

I 100 anni di Pedrotti nel segno del Vino Santo Trentino e del biologico

 

“Amore ma ti rendi conto? Non avrei mai pensato di fare così tardi, ma si stava così bene, vero?”. Sono le due di notte e Luca ed io stiamo tornando a casa dopo un pomeriggio che è diventato serata e velocemente nottata, trascorso nell’Azienda Gino Pedrotti, a Lago di Cavedine, in Trentino. L’invito me l’aveva inviato Aurora Endrici, sommelier, donna del vino e organizzatrice di eventi di qualità. In poche parole, la sua firma è una garanzia, perciò ho accettato volentieri. E non doveva capitarmi l’imprevisto proprio questo sabato mattina? Così mi sono persa pari pari tutta la parte goduriosa della festa, perché di questo si trattava: del compleanno dell’azienda, 100 anni portati così bene che gliene abbiamo augurati infiniti altri. Lo chef Peter Brunel, stella Michelin, con la sua creatività è riuscito a comporre dei piatti che erano opere d’arte ed io li ho visti solo in fotografia. Mi sono persa, di conseguenza, anche tutti gli abbinamenti con il vino dell’azienda Pedrotti, che sono stati presentati a pranzo. Sono arrivata giusto in tempo per la merenda nel vigneto, vista lago. Almeno quella! Quando siamo arrivati, fatte le dovute presentazioni, Giuseppe, figlio di Gino, ci ha invitato a salire sulla sua auto per portarci fino al luogo dell’incontro.


Equilibrio vegetativo in vigna

Tanti piccoli appezzamenti sparsi qua e là per un totale di circa quattro ettari. Non ci sono dubbi che sia un’azienda a gestione familiare! Percorriamo la stradina intorno alla vigna, ci deliziamo la vista con le rose che sono vicine alla fioritura, in cima ai filari, dove non possiamo fare a meno di notare l’inerbimento a file alterne. Una striscia del vigneto ha l’erba tagliata e nell’altra, invece, ci sono varietà diverse di piante spontanee, anche con piccoli fiori. “Perché una si e una no? ” chiede una signora. “Perché cerchiamo di dare un equilibrio vegetativo alle viti e anche un habitat agli insetti. Se tagliassimo tutta l’erba non saprebbero dove stare ma anche loro fanno parte dell’ecosistema” risponde Giuseppe. Ed io, che quando trovo un piccolo ragno in casa lo prendo e lo metto in giardino, vado in sollucchero a sentire questa risposta. “Sollucchero”è una parola obsoleta ma io la uso da quando ero piccola e ci sono affezionata, perdonatemi.

Coltivazione biologica e biodinamica e il gruppo “I Dolomitici”
La famiglia Pedrotti è fondata sul rispetto, delle persone e dell’ambiente, ed è per questo motivo che ha scelto la strada della coltivazione biologica e biodinamica: per mantenere il più possibile inalterato il sistema in cui lavorano e,  ancora più importante, l’habitat naturale in cui vivono. Non sono gli unici, a quanto pare. L’azienda, infatti, fa parte di un gruppo di vignaioli trentini che condividono la stessa filosofia, “I Dolomitici”. Con un pizzico di fortuna riesco anche a farmi una foto con alcuni di loro, giù al bar Pedrotti. Ora siamo qui in mezzo al vigneto, con il vento in faccia e…

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