Quei bei “ragazzi” dei Rossi Friulani

Esco dalla sala Vallaresso e mi trovo di fronte ad una coda interminabile di gente. Chiedo quale sia il motivo ed il simpatico di turno mi risponde: “Stiamo aspettando l’autobus”. Ma che esilarante simpatia, sarà meglio che me ne vada via! Credevo che ci fosse qualche vino particolarmente richiesto invece c’era un banco di prosciutto. (Vabbè). I produttori sono molti ed io sono avida di assaggi perciò mi dirigo verso Borgo delle Oche, incuriosita dal nome di un’etichetta. L’affascinante signora in rosso, Luisa, titolare insieme al marito, mi dice che Svual in friulano significa volo. E’ il primo vino che hanno prodotto nel 1997 usando un torchio di 100 anni, quasi per gioco ma con soddisfazione. Un uvaggio di Merlot (predominante) e Cabernet, che sosta 2 anni in barrique e successivamente un anno e mezzo in bottiglia. Questo è del 2006. Buoni i profumi, lo bevo e il volo lo faccio anch’io. Ho la pelle d’oca e non potrebbe essere altrimenti visto il nome di questa piccola azienda. Assaggio anche il Refosco dal peduncolo rosso, acido quel che serve, caldo e ben strutturato, con un buon tannino e una piacevole freschezza. Vedo una coppia di innamorati passeggiare mano nella mano tra i filari, al calare della sera, con il piccolo segugio che se ne corre felice di qua e di là.
Il bello di queste giornate è che nell’arco di poco tempo incontri tutte quelle persone che non riesci mai a trovare durante l’anno. Paolo Ianna, wine consultant e organizzatore, insieme a Fisar, di questo magnifico evento, è un caro amico con il quale scambio sempre volentieri due battute. Un passo e sono da Specogna. Il loro Cabernet Franc 2010 mi piace molto, apprezzo la sua tipicità vestita di classe ed eleganza. Lo Schioppettino2009 promette bene. Trovo il Pignolo 2007 piuttosto tannico ma nessuno dice che va bevuto ora: lasciamolo affinare in pace e poi ne riparliamo! Sono a Vignai da Duline in un attimo. Qui il produttore è custode di ogni più piccolo segreto delle sue viti, le conosce una per una e se ne prende cura. Bevo il Merlot 2009 e faccio bene. Che verve, che grinta, che nervo! Vedo leprotti correre nei filari e grandi farfalle colorate che si posano sui fiori, le montagne illuminate dal sole e un uomo che taglia legna ancora verde. Chiedo il Merlot 2007, piccante, brioso, vibrante e un po’ speziato. Non è invecchiato: è maturato, è saggio e parla di sé, ha la sua personalità e ce lo fa capire. Il Refosco dal peduncolo rosso 2009 è austero, mi prende senza indugio e mi porta in luoghi inesplorati. Il Refosco 2007 è caldo al naso e mi chiama, senza equivoci, mi vuole, per appagare il mio desiderio di conoscenza. Mi sposto nella sala vicina e mi soffermo sull’abito curioso di Orietta Skok perché ha gli stessi colori della brochure. Già che ci siamo, beviamo. Nel calice, un giovane Merlot del 2010, lo bevo e faccio un balzo! Sento che è la mia prima volta, non lo conosco affatto, è nervosetto, verde, discolo, non ha chiusura tannica ed è molto fresco. Mi piace, torno bambina. E’ un clone raro che si chiama…

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